Emerso da un profondo non molto pro-fondo

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Emerso da un profondo non molto pro-fondo è il titolo della mostra. “Mare, guardare oltre, profondità ed emersione”, queste le parole chiave che gli artisti invitati a partecipare hanno dovuto considerare meditando al lavoro da presentare. Quante realtà oggettive emergono dal mare e quante ne lasciano le maree nei continui movimenti dell’acqua, instancabilmente. Siamo effettivamente attenti a lasciare segni del nostro divenire come fa il mare? E quanti hanno la capacità e la voglia di osservare e prendere con l’attenzione dovuta i particolari messaggi lasciati? Gli artisti mostreranno le loro testimonianze, la loro osservazione, il loro “raccolto”; condivisione, come ri-cambio di disinteressato piacere.
La capacità della vista di suggestionare uno spirito è beneficio mutevole e notevole, quadruplo, quando l’incanto coinvolge anche gli altri sensi; il Mare, con il suo orizzonte infinito, quale migliore metafora.
Quando permettiamo all’acqua di bagnarci i piedi toccando il suolo della costa dei Trabocchi, in diverse parti riserva naturale della costa adriatica, gli occhi e l’olfatto ringraziano.
I modi per raccontarsi possono essere tanti, basta racchiuderlo in uno scatto fotografico, in un video, in un’idea espressa su una tela, in una scultura, in un’installazione, o in poche parole che magari fanno anche poesia. E nel gesto, l’uno si dona all’altro al pari, giustificando i livelli con il proprio fare, artista e fruitore. Il tutto deve solo condurre alla necessità di confronto, perché è fondamentale quando si aspira a una crescita culturale. Altro fondamento di questa mostra è il legame con il territorio, così il mare, così gli artisti, siamo tutti il documento di questi luoghi, per appartenenza o scelta. Ognuno rapportandosi ad una propria dimensione spaziale: MareapertoTerrafermaBattigia, e lo sguardo cambia, si differenzia per conoscenza.

 

MAREAPERTO: Fabrizia Arduini, Lucilla Candeloro, Mandra Cerrone, Antonio Lucifero
TERRAFERMA: Michele Montanaro, Giuseppe Muzii, Ettore Altieri.
BATTIGIA: Miriam Tetiviola, Giovanni Colaizzi, Annalisa Di Carlo, Giuseppe D’Antonio.

FABRIZIA ARDUINI nata a Caracas il 18/10/55, diploma Liceo Artistico, frequenta corsi liberi di grafica e comunicazione visiva scuola Munari. Negli anni ’82 e ’83 collabora a Milano con il prestigioso mensile “LINUS”, sempre in quegli anni premio concorso internazionale di grafica festival Dei Due Mondi a Spoleto. Nel 1991, riceve invito da Robert A.White ad esporre nel Museo Italo Americano di San Francisco. Ha esposto in Umbria, Abruzzo, Bologna, scegliendo sempre luoghi informali.

LUCILLA CANDELORO nata Lanciano (Ch) nel 1978. Compie la sua formazione presso il Liceo Artistico Statale “G. Misticoni” di Pescara. Dopo aver frequentato per un anno l’Accademia di Berlino (UDK), dove approfondisce lo studio del disegno e dell’incisione, si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 2004 il primo intervento di arte pubblica nella Stazione Centrale di Bologna con la video installazione Sogno di una sala d’attesa, l’anno successivo viene premiata all’Arte Fiera per il concorso Murri Public Art a cura di Valerio Dehò. Nel 2006 partecipa alle due edizioni di I Love Abruzzo dove presenta i primi disegni realizzati a matita su carta. Nella resa grafica di quella successione di volti di vecchi e bambini, che costituiscono il suo ricorrente repertorio iconografico, penetra e indaga, con un segno deciso e istintivo, l’emotività del soggetto ritratto.  L’installazione con volti di piccolo formato presentati all’Ex-Cofa di Pescara diventano monumentali per gli spazi della Ex Manifattura Tabacchi di Città Sant’Angelo (Pe) prima, e il Palazzo Lucarini di Trevi (Pg) poi, quando nel 2007 si trasferisce in Umbria dove vive  e  lavora fino al 2010. Nello stesso anno la sua prima personale con testo critico di Giorgio Bonomi “Ri/Tratti” e l’invito alla rassegna Terra di Maestri nel complesso di Villa Fidelia di Spello (Pg). Nel 2010 viene invitata da Virginia Ryan a partecipare alla mostra “De l’esprit de l’eau” presso la  Charles Donwahi Foundation di Abidjan, in Costa D’Avorio. Nello stesso anno torna in Abruzzo dove attualmente vive e lavora. Espone nella 54 Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia Padiglione Italia Regione Abruzzo nelle sedi di Lanciano(Ch) e Civitella del Tronto(Te), dove presenta per la prima volta la nuova serie degli “alberi bruciati” realizzati con l’uso di ossidi  su carte di diverse formato.

MANDRA CERRONE esordisce negli anni 80 con opere materico informali. Da anni propone “atti poetici”, o “psicoazioni”, in cui l’immaginazione in azione diventa energia, strumento per modellare nuove realtà, il momento in cui l’artista interviene nel dibattito sociale aprendo a riflessioni e domande. Con queste “azioni”, condivise attraverso l’arte, indaga le relazioni familiari (che spesso si rivelano laboratori d’infelicità); il rapporto con il denaro (che viene fisicamente e metaforicamente lavato); quel che resta del proibito, la vita che si racconta e poi “ricama” sulla morte e infine svela dolorosamente il bisogno esistenziale di amare con atti che invitano a superare i propri limiti, riprogettare se stessi.  Video e fotografia testimoniano le performance e diventano esse stesse opere. Come art creator Mandra Cerrone professionalmente declina in moda, pubblicità, editoria la sua arte.
mandracerrone.blogspot.com     mandracerrone@gmail.com

ANTONIO LUCIFERO Senza l’occhio la testa è cieca. Senza la testa l’occhio è alla deriva. Questa massima è perfettamente aderente al modus operandi di Antonio Lucifero, la cui formazione, vasta e variegata, diviene un prezioso supporto della sua ricerca artistica. Soggetto prediletto è l’Immagine indagata in ogni elemento compositivo: spazio, taglio, colore, luce, buio, suono, evocazione e, tuttavia, non spuria di contenuti poetici e suggestivi. Attraverso un lucido uso dell’intelletto l’artista, nelle sue opere, elabora una raffinata rappresentazione del visibile e di ciò che non lo è. Dunque si può asserire che Antonio Lucifero con gli occhi oltrepassa l’immaginazione e con la testa acuisce la vista. La videoarte è il punto d’arrivo di un percorso formativo cominciato nel 1985 e costellato di collaborazioni con nomi di prestigio del panorama culturale italiano. Regista, fotografo, documentarista, compositore, produttore e artista, studia con Ugo Pirro Scrittura per il cinema ed Ennio Morricone Musica per il cinema. Lavora a lungo in teatro con Giancarlo Cobelli, compone musiche originali per concerti, per il cinema e per spettacoli teatrali di fama internazionale. Debutta giovanissimo come regista, a Spoleto, con la Norma di Vincenzo Bellini. Si specializza in documentaristica, otttiene docenze su territorio nazionale; collabora con RAISAT ART e RAISAT CINEMA. Negli anni Novanta inizia ad applicare le nuove tecniche multimediali e i nuovi linguaggi audiovisi alle kermesse teatrali, agli spettacoli musicali, alla cinematografia, ai videoclips. Tra il 2002 ed il 2003 realizza NERO, il suo primo lungometraggio, selezionato in più Festival nazionali ed internazionali ed inserito tra i migliori film del 2004, nel Morandini, Dizionario dei film Zanichelli. Nel 2008 realizza il cortometraggio ARTICOLO 29, episodio del film collettivo All human rihgts for all, patrocinato dalle Nazioni Unite. Dal 2000 elabora le sue prime videoinstallazioni, comincia ad esporre e, attualmente, vanta un numero considerevole di partecipazioni in esposizioni collettive d’arte contemporanea.
www.luxfero.it

MICHELE MONTANARO (1966) è pittore, scultore, restauratore, poeta, attore e mimo. Cura mostre e manifestazioni culturali in Abruzzo con l’associazione Opificio AlterArs di cui è presidente. dal 2004 vive e lavora a Monteodorisio (CH).

 

 

 

 

GIUSEPPE MUZII nato a Vasto nel 50, a lungo residente a Bologna, artista (poesia, pittura scultura e fotografia) autodidatta , varie mostre dal 1996 al 2012 Firenze, Bologna, Taormina, Pescara ,Vasto le sue opere sono in importanti collezioni private, hanno scritto di lui Leo Stozzieri, Luigi Murolo, Alfredo Paglione, Giuseppe Catania. Menzione speciale al Premio D’Annunzio 2008 (Pescara) della giuria tecnica con la seguente motivazione: “per la coraggiosa sperimentazione riposta da Giuseppe Muzii nei suoi quadri”. Osando, sempre e comunque, Muzii ha colpito i membri della severa giuria del premio grazie alle sue opere decisamente controcorrente ed anticonformiste che raffigurano sassi o altri elementi decisamente dirompenti rispetto ad una visione “classica della pittura”. È tra i fondatori dell’Opificio Alter Ars di cui è presidente onorario. Vive ed opera in Vasto.

ETTORE ALTIERI è nato a Zurigo nel 1965. Diploma di Maestro d’arte i presso l’Istituto d’Arte di Vasto-1984. Diploma di Maturità d’Arte Applicata presso l’Istituto d’Arte di Vasto-1986. Diploma di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma- 1990. Studia e lavora in Belgio. Vive e lavora in Germania per studiare le tendenze tedesche. Ha svolto attività di ricerca in bronzo e marmo, vincendo borse di studio presso l’Accademia di Belle Arti di Budapest, Ungheria e presso l’Accademia di Belle Arti di Varsavia, Polonia. Specializzazione nella lavorazione del bronzo e pietra presso l’Unione Artisti Plastici  di Bucarest Romania. Ha partecipato a diverse mostre e simposi internazionali di scultura. Attualmente lavora nel suo studio di Lentella per una ricerca compositiva tra la pietra e il bronzo.

MIRIAM TETIVIOLA, Bomba, 1988. Vive a Bologna. Attualmente Frequenta il secondo anno di specialistica presso L’Accademia di Belle Arti di Bologna con indirizzo in scultura. Da sempre si occupa di arte e artigianato. Partecipa al concorso di fumettistica presso l’istituto d’arte G. Palizzi di Lanciano nel 2005. Inoltre al concorso “Un talento per la scarpa” organizzato dall’industria San Mauro Pascoli nel 2005. Sempre nel 2005 al concorso nazionale “ I love italian shoes”. Nel 2008 partecipa al concorso SAMP “l’industria incontra l’arte” organizzata dalla famiglia Maccaferri, presso l’accademia di belle arti di Bologna, la sua opera non rientra tra quelle premiate, ma viene segnalata ed acquistata. Nel 2009 partecipa alla VI Biennale del Libro d’artista Città di Cassino, presso Cassino. L’opera viene selezionata e inserita nel catalogo. Nel febbraio 2010 partecipa alla mostra collettiva “Personelle” presso Bologna. Ancora nel 2010 partecipa alla mostra collettiva “Obiettivi LS” sempre a Bologna. Attualmente ha esposto una sua opera nella mostra colletiva “Schiuso”, presso la galleria TEDOFRA a Bologna, dall’8 ottobre al 18 ottobre 2011.

GIOVANNI COLAIZZI nato per un soffio negli anni 70. Frequenta l’accademia di belle arti de l’aquila, dove sviluppa (con stupore) divergenze politiche. Attualmente artista senza pedigree.

 

 

 

 

ANNALISA DI CARLO nata negli anni 80, cresciuta nei 90, in perpetuo conflitto tra moto e stasi dal 2000 a tutt’oggi.

 

 

 

GIUSEPPE D’ANTONIO ha 33 anni e vive a Fara San Martino (Ch). Da sempre affascinato dalla natura, dalla montagna, dai viaggi e dal voler conoscere e esplorare. Ha caminciato a fotografare da un paio d’anni. Fotografa per riflettere, emozionarsi, guardando semplicemente una cascata, un lago, un tramonto o un singolo raggio di sole.

 

In Mareaperto, si guarda l’orizzonte infinito riuscendo a percepirne più facilmente l’essenza totalitaria, in quanto la nostra dimensione è oggettivamente minima rispetto al globale. Allo stesso modo la sensazione di instabilità fisica dovuta all’oscillazione dell’acqua accresce l’attenzione verso l’inconscio. È la forza dell’immensità dello spazio che interessa chi naviga in altomare. Attraverso Love in confession, Mandra Cerrone, ci guida, con un gesto preciso che ha in sé una forza che sa di violenza, all’evidenza di dover rompere l’armatura, quella difesa metaforica, del nostro corpo. “Eliminare le barriere dello scambio apre alla felicità, alla totalità. Compiere questo processo sul corpo, e non nell’immaginazione, dà vita all’ “atto poetico”. Lei vede esattamente l’anima, come il mare dal suo studio. Lucilla Candeloro, Astarte. La fluidità della morbidezza del corpo femminile sembra emerge dall’acqua, ne nasce quasi, in un vortice ventoso si eleva, mostrandosi simbolo di maternità ancor prima di essere identifica nella forma data dai segni dell’artista. Fabrizia Arduini, Sirene, un simbolo arcaico, che ciclicamente ricompare nella mia vita, non saprei perché, forse perché vive ai margini, nelle profondità, dentro l’elemento che amo più al mondo, il mare”, forse sirena lei stessa? E lo conosce bene questo elemento, lo cura, lo protegge dagli uomini che hanno perso umanità, e facendone scopo di difesa in battaglia. Antonio Lucifero, Le stagioni di Ulisse. E sono 4 dei 365 fotogrammi che compongono l’intervento completo in cui vengono raccolti gli umori di questo Adriatico, dove la linea dell’orizzonte è aperta e lascia la possibilità di attraversamento. ”L’attesa che precede la partenza rende più forte il desiderio di Conoscenza, potenzia la volontà di abbandonarsi alla Visione; che essa sia del finito o dell’infinito non ha rilevanza: ha importanza esclusiva la capacità di osservare ciò che si perde nell’orizzonte”.

Terraferma. Il concetto di territorio come appartenenza, fruito con l’incedere del passo, segnato nella sabbia, affondato, perché l’impegno ad occuparsene è piegandosi a raccogliere con le mani prima ancora di sentirne il profumo. Nascono così In viaggio tra le stelle e Blu di Giuseppe Muzii. E si assemblano materiali lasciati dalle maree, emersioni che ridiventano ricchezze di un fare minuzioso. “Nelle mie peregrinazioni lungo gli arenili mi carico di tutto l’animo del bambino, vedere ciò che altri non vedono, il gusto della scoperta, la curiosità, il gioco e l’emozione dell’atto creativo… Niente è scontato per chi sa vedere!”. Michele Montanaro, Mare acido, è ricerca, è sperimentazione evolutiva, proponendoci le sue private corrosioni marine. “…processi di trasformazione imponderabili della materia. Si tratta di una ricerca di un linguaggio inconscio, spesso non facilmente decifrabile, poetico, che ci mette in relazione con noi stessi, con il senso/non senso dell’esistenza”. Ettore Altieri. E si scolpiscono pietre, provando a trasformare in forme vive quelle durezze pietrose, “i Pesci, per farli vivere fuori dall’acqua, concrezione di territorio”.

Battigia. E poi ci sono quelle sensazioni che si fissano nel reale senza una giusta collocazione, senza poterne dare una definizione precisa; c’è un nome per quello spazio che è la via di mezzo? tra terra e mare c’è il cielo. Chi si ferma nella battigia certe volte prende il largo, altre volte resta sulla terraferma, ma è testimonianza di passaggio anche questo. Miriam Tetiviola, Necessità, tra cielo e terra, la linea dell’acqua che delimita l’orizzonte si esalta quando la pesantezza del buio cala. “Il Nero, come il buio, incontrollato invade la tela con la sua forza, forte come può essere la sensazione che proviamo ascoltando il rumore del mare in tempesta, e il Bianco, la luce, deciso e luminoso diviene linfa vitale, essenza stessa della natura… L’orizzonte di luce legato quindi in maniera viscerale al nostro vissuto, alle nostre esperienze che cambiano da spettatore a spettatore”. Giovanni Colaizzi, Moltitudine, è quel mare che si apre di fronte a noi, in cui l’individualità singola è tenuta a cercare delle risposte. Annalisa Di Carlo, Le fornaci. Un attimo, un Click! “Quanto sfuggente è una piccola onda? Quella che fa poco rumore, quel suono che si intreccia alle vesti setose di Eolo e abbraccia il tuo riposo all’ombra di un grande ombrello. Quella che scandisce il passare del tempo del pescatore con lo sguardo perso tra le reti e l’orizzonte. Corre a riva, balla tra sassi e conchiglie, vestita di nulla, ricca di giovane forza… balla in infinite metamorfosi”. Giuseppe D’Antonio, Il verde della natura, Fossacesia, d’impatto predomina il verde della vegetazione marina sulle rocce e di slancio conduce lo sguardo alla profondità del cielo. Le foto raccontano, spesso, i nostri sentimenti e specie a noi stessi.